Terme di Porretta

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D.P.R. 15/01/1997 – L.R. 12/10/1998 n. 34

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Terme Alte di Porretta, il recupero avanza: dagli edifici in rovina a un progetto di valorizzazione liberty

Proseguono i lavori nel complesso storico delle Terme Alte di Porretta, una delle testimonianze più rilevanti del liberty termale italiano. Dopo decenni di incuria, il recupero degli edifici storici apre la strada a una nuova fruizione culturale e paesaggistica.

 

Avanza per fasi successive il recupero delle Terme Alte di Porretta Terme, complesso storico situato alle pendici del Monte della Croce, lungo il greto del Rio Maggiore. A guidare l’intervento è il Gruppo Monti Salute Più, che ha acquisito il complesso e sta portando avanti un progetto articolato di tutela e valorizzazione di uno dei più significativi esempi di architettura termale liberty in Italia.

Con la definizione di Terme Alte si intende l’insieme degli antichi edifici termali di Porretta Terme, costruiti tra Otto e Novecento in corrispondenza delle storiche sorgenti salsobromoiodiche Marte Reale, Donzelle e Leone-Bovi. Gli stabilimenti si affacciano su una piccola piazza con fontana centrale oggi in disuso e sono inseriti in un contesto naturale particolarmente rigoglioso, parte integrante del valore del sito.

In origine l’area era delimitata da una cancellata, della quale restano oggi soltanto i cancelli, chiusi al pubblico. Da decenni, in effetti, il complesso non è visitabile.

 

Edifici in rovina e primi interventi di recupero

Al momento dell’avvio dei lavori, le condizioni degli edifici risultavano fortemente compromesse. In particolare, le coperture degli stabilimenti Leone-Bovi, Leoncino e Marte erano crollate, con porzioni ridotte a cumuli di macerie e strutture esposte alle intemperie.

Negli ultimi mesi, su impulso del Gruppo Monti Salute Più, una ventina di operai è intervenuta per rimuovere i detriti e recuperare quanto possibile delle strutture originarie, arrestando il degrado e restituendo una prima leggibilità architettonica agli edifici. Un passaggio preliminare indispensabile per consentire la prosecuzione del progetto.

All’interno del complesso delle Terme Alte, il Grottino Chini rappresenta il cuore simbolico e artistico dell’intervento. Qui si trova la Sala Bibite, ambiente scavato nella roccia e interamente rivestito da migliaia di piastrelle in maiolica realizzate all’inizio del Novecento da Galileo Chini, massimo esponente italiano dello stile liberty.

Come il resto del complesso, il Grottino Chini costituisce un unicum artistico e decorativo. A differenza degli altri edifici storici, il suo recupero, portato avanti dal Gruppo Monti Salute Più, è pensato in funzione della fruizione pubblica: il Grottino sarà visitabile e costituirà uno dei principali spazi di accesso culturale alle Terme Alte.

 

Non più solo luogo di cura, ma spazio di visita e contemplazione

Il progetto non prevede una riattivazione delle Terme Alte come stabilimento termale. Gli edifici storici, una volta recuperati, non saranno destinati solo alla cura, ma anche a  una fruizione culturale e paesaggistica. L’area potrà essere visitata come esempio di architettura liberty maggiore, in stretto dialogo con la natura circostante, con percorsi di visita pensati soprattutto per la stagione estiva.

All’interno della Sala Bibite sarà possibile degustare le acque salsobromoiodiche, note per le loro proprietà, anche in relazione a percorsi orientati al benessere e al dimagrimento. Un’esperienza che troverà continuità nelle attuali Terme di Porretta, oggi pienamente operative e gestite dallo stesso gruppo.

Il recupero delle Terme Alte si configura come un progetto di lungo periodo, che procede per tappe e richiede tempi compatibili con la complessità storica e architettonica del sito. Il Gruppo Monti accompagna questo percorso con l’obiettivo di restituire alla città un patrimonio di eccezionale valore, trasformando un’area per anni inaccessibile in un luogo di memoria, architettura e paesaggio, aperto alla visita e alla contemplazione.

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